C’è un giorno che non dimenticheremo mai: una gita al lago Trasimeno.
Era una gita inclusiva, organizzata da Enjoy Velino, l’associazione di cui Simone è Presidente e Raffaella, sua moglie, è uno dei membri più attivi. Un’associazione che da anni promuove il turismo accessibile e inclusivo, aperto a tutti — senza barriere, senza differenze.
Siamo partiti tutti insieme, sullo stesso pullman, accompagnando Francesco, Tommaso e Lucia, che sono compagni di classe.
Quel pullman, pieno di zaini, risate e curiosità, sarebbe diventato — anche se allora non lo sapevamo — il punto di partenza di un sogno.

Quando tutto comincia senza che te ne accorga
Fino a quel momento, noi genitori non ci conoscevamo affatto.
Eravamo solo nomi sul registro, volti incrociati davanti a scuola.
Ma quella gita è diventata un piccolo viaggio anche dentro le nostre vite.
È stato un weekend pieno di scoperte: di luoghi, di persone, di emozioni semplici.
Durante la prima sera, a cena tutti insieme, è bastato poco perché nascesse una bellissima amicizia:
da una parte Simone e Raffaella, con i loro figli Tommaso e Sveva;
dall’altra Giuseppe e Federica, con Lucia ed Eugenio;
e poi noi, con Francesco — il nostro cuore.
La passione che accende tutto

Quella sera, tra chiacchiere e sorrisi, c’era qualcosa che tutti notavano:
la passione di Francesco per il cibo.
Osservava ogni piatto, lo annusava, lo assaggiava con curiosità e attenzione.
Aveva un modo tutto suo di vivere il momento del pasto, come se dietro a ogni ingrediente ci fosse una storia da scoprire.
E da lì, chiacchierando con Simone, è nata un’idea.
O forse sarebbe meglio dire: un sogno condiviso.
Abbiamo iniziato a immaginare un luogo dove questa passione potesse diventare un linguaggio, un mezzo per crescere, imparare e farsi spazio nel mondo.
Un laboratorio dove i ragazzi potessero mettersi in gioco davvero — con le mani, con il cuore, con la gioia di sentirsi parte di qualcosa di bello.
Un viaggio per capire, sognare, costruire

Nei mesi successivi, Simone e Stefano decisero di fare un passo in più.
Presero la macchina e andarono fino a Monza, per incontrare Nico Acampora, il fondatore di PizzAut.
Volevano vedere da vicino come fosse possibile trasformare un sogno di inclusione in un modello concreto, funzionante, sostenibile.
Da quell’incontro nacque una riflessione profonda.
Il progetto, che poi si sarebbe chiamato Bakery Aut, doveva ispirarsi a quell’esperienza straordinaria, ma seguire anche una sua strada:
non solo un ristorante aperto in orari limitati, ma un luogo vivo ogni giorno,
un luogo aperto dalla mattina alla sera, dove tutti potessero entrare — per un caffè, un pane caldo, un sorriso.
Un posto dove l’inclusione non fosse un evento, ma una quotidianità condivisa.
Un ambiente dove ragazzi e famiglie potessero sentirsi parte di qualcosa di vero, utile, e profondamente umano.
Un luogo in cui il profumo del pane diventasse un ponte tra mondi, tra esperienze, tra persone.
La scintilla che diventa forno
Tornando a quella sera, tra un sorriso, un pezzo di pane e un bicchiere di vino, è nata una scintilla.
Una di quelle che non fanno rumore ma che restano accese a lungo, dentro.
Nessuno di noi poteva immaginare che, qualche mese dopo, quella stessa scintilla avrebbe acceso il forno del nostro sogno:
Bakery Aut.
Da una semplice gita è nata una grande avventura di amicizia, inclusione e coraggio.
Un progetto che oggi unisce famiglie, educatori e ragazzi in un percorso che profuma di pane, di fiducia e di futuro.

💛 E così è nato Bakery Aut
Un sogno condiviso, una missione che cresce giorno dopo giorno: offrire ai ragazzi un luogo dove imparare, creare, e costruire il proprio domani.



